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Artisti: T-Yong Chung , Yi Zhou
Vernissage: 18/09/2007
Finissage: 26/10/2007
Un progetto di Sergio Risaliti
In mostra
le opere video, fotografiche e pittoriche di Yi Zhou e T-Yong Chung.
Un
accostamento inedito, nato con l’ambizione di disarticolare il cosiddetto
dato di fatto oggettivo, ovvero quello che può essere considerato il sublime
risultato dell’ideologia positivista. L’inganno della scienza positivista e
della filosofia materialista. Le opere dei due artisti rispondono entrambe, ma
ognuna a loro modo, al bisogno senza tempo di un’arte che sia meraviglia e
stupefazione, cioè di un’arte che nasce per stravolgere la partitura del
quotidiano, la prospettiva dell’identico e dell’oggettivo, la spazialità certa
e misurabile della geometria euclidea, la linearità irreversibile e
invalicabile del tempo storico.
Gli oggetti
del quotidiano riprodotti da T-Yong Chung - siano essi una macchina da
cucire, una caffettiera, un paio di forbici, o altro ancora - sono di fatto
degli oggetti-fantasma. E per tanto li diremmo fantasmatici. Sono sagome
evanescenti, inscritte in un mondo in cui la materialità si sfalda per
assomigliare a quanto c’è di più etereo o di più aereo: nuvole e fiamme, fumi,
cirri, esalazioni, fuochi fatui, che salgono tra terra e cielo, a mezza strada
tra la pura fisicità e la inconcepibile irrealtà. Gli utensili assolutamente
precedenti la realtà oppure orfani della stessa, salgono alla luce affiorando
in quella che sembra essere una notte oscura. La loro sostanza è infatti
riconoscibile al nero e, come in un’epifania di forme e superfici che sono precedenti
al colore, essi sorgono per emanzione dell’aura. Ma non sono radiografie di
oggetti-merce scattate nel momento di una apocalisse atomica. Il mondo di
T-Yong Chung è un mondo di leggerezza e di aura. Di leggerezza dell’essere e di
sospensione dell’esserci. Dove, come negli abissi marini, o in quelli
iperurani, si vive solo di luce e di irradizione. Dove non c’è differenza tra
anima e sostanza, tra vita reale e favola; dove le cose, o l’impressione degli
utensili, appare ricordata o sognata, fantasticata o immaginata. Siamo a
ventimila leghe sotto i mari, tra le pieghe di soglie neuronali e ci muoviamo
ai limiti dell’universo. Allucinazione o epifania, gli utensili ritratti da
T-Yong si sfilacciano davanti ai nostri occhi come certi sogni sul far del mattino.
Salvo che qui l’alba è oscura. Lo spazio è nero-fumo.
Per Yi
Zhou la realtà è invece un enigma, una dimensione oracolare in cui le cose
parlano per reverie. Un sogno a occhi aperti di cui dobbiamo decifrare
la verità archetipica. Yi Zhou guarda la vita come scena di un mito, e infatti
mitologemi, e figure arcaiche, assieme ai simboli della scienza sacra e alle
iconografie dell’epoca medievale o rinascimentale, ritornano sovente come
informazioni inquietanti e misteriose. Il magico per Yi Zhou è il
carattere della realtà stessa che sembra strutturarsi come ricordo o sogno. Il
passato a cui allude ogni figura è esperienza remota la cui forza concettuale è
sempre attuale; l’immagine presente è allora qualcosa che ritorna e affiora da
molto lontano, qualcosa di fondamentale che ha viaggiato nel tempo e nello
spazio. Perché, come le immagini del mito, anche queste sono fondanti, e lo
sono in senso sia metafisico sia antropologico. Radicate in una preistoria
dell’immaginario e dell’esperienza esse hanno accompagnato riti e costumi,
usanze e comportamenti, anche per dare significato alla percezione di forze
sovrumane o inumane.
E allora
certe immagini ritornano come fanno gli archetipi: ovvero risalendo da un tempo
remoto, da quella preistoria della coscienza durante la quale l’uomo ha pensato
per simboli e gesti universali.
AVATARS un corto d'autore, concepito e
diretto da YI ZHOU, è stato presentato alla 64ema Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica a Venezia il 6 settembre 2007. Il film è
ispirato a un testo di Jean Baudrillard. In quelli che sono propriamente dei
frammenti, il filosofo francese analizza il rapporto tutto speciale tra gemelli
interrogandosi in particolare sulla nozione di gemelli Siamesi: cioè su quella
doppia identica esistenza o anima individuale che lega due esseri fisicamente
distinti e per molti aspetti diversi, addirittura contrapposti e antagonisti.
In un certo senso "avatar" rimanda anche ai miti platonici, quelli in
particolare dedicati alla forma primordiale degli uomini, una forma di bellezza
e completezza assegnata agli esseri umani prima della loro divisione
sessuale. Nella tradizione orientale, il termine avatar, oggi conosciuto
in altri ambiti, ad esempio quello di "second life", è, come
sappiamo, collegato alla doppia vita spirituale degli esseri umani, alle figure
angeliche protettrici, al culto dell’al di là. Insomma l'avatar
sarebbe una specie di angelo custode. Il film inoltre narra
simbolicamente la fatica di Sisifo. Tuttavia a questo livello simbolico non si
ferma, parlandoci poi della bellezza surreale della natura, del mondo dei
sogni, così come della vita e della morte, dell'amore tra i gemelli e
infine di un doppio differito narcisimo, quello dell’io che diviso si ricompone
nella propria immagine, a sua volta differita nella figura gemella. |