Nicola Toffolini - Tradire il fare
a cura di
Francesca Boenzi
opening:
mercoledì 23 maggio ore 19
durata: dal
23 maggio al 29 giugno 2007
Nicola
Toffolini (Udine, 1975) realizza disegni e installazioni macchinose con cui
interviene sul microcosmo vegetale, modificandone equilibri e ritmi di
crescita. La macchina, la tecnologia o semplicemente l’inventiva dell’artista
costringono il sistema biologico dentro nuovi schemi, senza violenza e
attraverso un progetto estremamente curato, quasi scientifico. Il continuo
sconfinamento nei territori limitrofi dell’ingegneria e dell’architettura, fa
dell’artista un demiurgo che costruisce una realtà basata su nuove regole, e
capace di controllarne e prevederne cause ed effetti.
“Tradire
il fare”, titolo di questa sua prima personale a Napoli, è uno dei tanti giochi
linguistici, ironici e paradossali, che Nicola Toffolini utilizza nel proprio
lavoro. Una mostra che contrariamente a quelle finora realizzate, focalizza l’attenzione sulla progettualità e
sull’interdisciplinarietà alla base della prassi operativa. Il titolo afferma e
nega ironicamente la dicotomia tra ideazione e realizzazione, o più
semplicemente tra dire e fare. Il pubblico si ritrova in una sorta di
laboratorio progettuale, in cui il fare e l’opera sono i grandi assenti e dove
invece l’artista, a tradimento, decide di svelare il segreto dell’a priori
progettuale, il pensiero che precede e nega il fare.
Un'installazione di “Cento
immagini” disposte in rigoroso ordine cronoligico: rendering,
documentazioni di installazioni, studi progettuali mai realizzati e spazi
scenici ideati per Cosmesi - progetto
teatrale a cui Toffolini collabora insieme alla performer Eva Geatti -
testimonia la moltitudine di
interessi dell'artista, dal design all’architettura e all’ingegneria.
E’ nei
taccuini che la fase progettuale viene finalmente alla luce, rendendosi
autonoma, non più momento propedeutico e intimamente distaccato, da conservare
in un luogo altro. Su un grande tavolo, a disposizione del pubblico per la
consultazione, una decina di questi taccuini, di formato tascabile, su cui l’artista annota meticolosamente i propri
pensieri, progetta macchine per installazioni e spazi teatrali, con tratto
preciso e straordinariamente seducente. Nella loro struttura a fisarmonica le
piccole agende, suggeriscono un pensiero che si dispiega e prende corpo nel
disegno, destinato a invadere lo spazio circostante sotto forma di tavole e
installazioni. Come cataloghi e studi progettuali di altri tempi – così densi
di annotazioni precise e scientificamente documentate su piante e materiali –
eppure densi di una sensibilità del tutto contemporanea, i taccuini occupano
uno spazio indefinito e ricompongono la distanza tra l’impulso progettuale e la
freddezza del risultato installativo, che l’artista presenta attraverso la
proiezione di una serie di brevi video documentativi.