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I Believe in God PDF Print E-mail
Artist: Sebastiano Mauri
Vernissage: 10/10/2008
Finissage:   21/11/2008
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I believe in God, l'ultimo video di Sebastiano Mauri ritorna a Napoli, dopo la sua tappa al Trip nel progetto "Latinolatino". Tuttavia torna, presentato a NOTgallery come il fulcro di una nuova mostra personale dell'artista italo-argentino.
 
Nel video piccole figurine di divinità girano su se stesse di fronte ad un cangiante sfondo rosso. Non sono realmente immagini sacre, ma rappresentazioni votive popolari, souvenir di diverse religioni, materializzazioni mondane del concetto più alto che conosciamo: Dio.
 
Con la lentezza devozionale di una preghiera, ogni immagine si mostra e scompare per dissolvenza dentro la successiva, invitando lo spettatore ad immaginare chi ne segue i principi, venera le reliquie, idolatra la figura e ne osserva il messaggio. Buddha si trasforma in Ganesh, e Gesù in Pachamama e così via: una metamorfosi celestiale accompagnata da canti sacri di tutte le età e culture sovrapposti in un’unica preghiera panteistica. La superficie rotante del piedistallo sembra scolpirle nel tempo e fermarle per poi renderle di nuovo auliche. Instancabile ricercatore della causa all’origine delle cose, Sebastiano Mauri esplora con l’approccio di un antropologo la possibilità di identificarsi in qualunque religione e descrive la necessità di una propria divinità, necessariamente diversa per ognuno. Attraverso l’infinito ruotare di talismani, questi souvenir sono destinati a fondersi nei suoni assemblati per confondersi fra loro: mille punti di vista dentro un unico canto fluido e universale generato da mille credenze. E piano piano i piccoli "idoli" sembrano tutti uguali, e, si fa corpo nel continuo roteare di immagini la dichiarazione dell’artista: il desiderio di rottura delle barriere che a volte ingenerano conflitti planetari, laddove si nega l’esercizio di un culto dal quale ci si sente maggiormente protetti.
 
Al video si accompagnano una serie di fotografie: ogni foto ritrae un idolo/souvenir diverso; nel caso delle fotografie però, lo scenario comune a tutte le immagini (il drappo rosso sullo sfondo) scompare; ogni scultura appare ritratta sullo sfondo che gli è più congeniale. Tuttavia, nonostante le diversità, sembra riconoscersi in ciascuna una radice comune: il punto di vista dell'artista che, attraverso l'uso di soggetti e sfondi diversi, luci e ombre differenti, riesce sempre a costruire una rappresentazione per così dire "spirituale", probabilmente ricostruendo quella radice archetipica di tutte le immagini sacre.
  
Fin qui soltanto rappresentazioni. Ciò che rende completa la mostra, però, sono delle vere e proprie sculture sacre, presentate nella sala inferiore di NOTgallery, che funge qui non tanto da cripta, da contenitore sacro delle reliquie. E' qui che Sebastiano Mauri presenta alcune opere votive da lui stesso realizzate: miniature ricche di dettagli che riescono sorprendentemente a tradurre la pienezza spirituale che le immagini sacre tentano di trasmettere, ma che il gusto popolare traduce o in ricchezza di particolari o in preziosità di materiali che accostati l'uno all'altro assumono un tono decisamente kitsch.
   
Al visitatore che scende nella cripta di NOTgallery spetterà il compito di scegliere se ed a quale religione offrire la propria devozione e i "dovuti" riti.
 
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